Gucci: Roma città aperta (terza parte)

Tra le due Guerre, la produzione di Gucci si arricchì di accessori come le cinture, i portafogli, le scarpe, tra cui il mocassino, il primo al mondo con il morso dorato.

Aldo, uno dei figli di Guccio, spinse il padre ad espandersi. Guccio inizialmente non era d’accordo perché preoccupato per la parte finanziaria del progetto, ma alla fine capitolò e aprì l’ormai storico negozio di Via Condotti, a Roma.

Questa decisione si rivelò provvidenziale. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale Roma fu dichiarata città aperta, cioè una città ceduta all’esercito nemico senza combattimenti, con lo scopo di evitarne la distruzione. Parecchi soldati stranieri affollarono il negozio di Roma per comprare borse e accessori da spedire alle mamme e alle fidanzate.

La guerra finì ma Guccio fece i salti mortali per ottenere prestiti da più banche per tenere in piedi i due negozi di Firenze e Roma. 

Inoltre, le materie prime continuavano a scarseggiare ma la produzione non si fermò: con i pochi materiali a disposizione i suoi artigiani continuarono a fabbricare prodotti sempre più esclusivi. Nacquero così le borse con i manici di bambù e quelle in pelle di maiale. 

Nei primi anni Cinquanta Guccio aprì un terzo negozio, a Milano, in Via Montenapoleone, che fu inaugurato dal figlio Rodolfo

Nel frattempo i figli, Aldo, Rodolfo e Vasco, avevano trovato un piccolo locale a New York, non troppo distante dalla Quinta Strada, dove inaugurare il primo punto vendita americano della catena.

Guccio ricevette la notizia con un telegramma e andò su tutte le furie.

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