I dazi sono un’imposta che un paese può decidere di applicare su alcuni beni o prodotti provenienti dall’estero. Se domani Trump decide di introdurre un dazio del 10% sul vino italiano, un produttore di vini che riceve un ordine di 1000 euro dagli Stati Uniti dovrebbe pagarne 100 a titolo di dazio.

A cosa servono i dazi?
Di regola, la logica che c’è dietro ai dazi è puramente commerciale: i paesi a cui si applicano i dazi sono quelli da cui si acquistano molti più prodotti di quanti se ne vendano.
Ed è esattamente il caso di Italia e Stati Uniti, dove lo squilibrio della bilancia commerciale è nettamente a favore del Belpaese.
L’export italiano verso gli Stati Uniti è intorno ai 67 miliardi di euro, mentre quello dagli Stati Uniti verso l’Italia è di 25 miliardi, praticamente un terzo.
Il dazio tende così a scoraggiare le importazioni da un determinato paese, in questo caso dall’Italia, e a riequilibrare la bilancia dei pagamenti.
Storicamente, quindi, i dazi sono un sistema che i paesi adottano per fare in modo che alcuni beni che si acquistano dall’estero siano prodotti nuovamente nel paese che applica i dazi. In questo modo si sostengono la crescita economica e l’occupazione.
Che cosa c’è dietro i dazi di Trump?
In realtà, gli Stati Uniti si trovano in una situazione di crescita economica sostenuta e anche di piena occupazione. Quindi l’imposizione di dazi da parte di Trump potrebbe avere un effetto paradossale sull’economia statunitense.
Le aziende estere vittime di dazi potrebbero continuare a vendere i loro beni negli Stati Uniti semplicemente facendo pagare un sovrapprezzo al consumatore statunitense, e aumentando così l’inflazione.
Quindi, sembra evidente che Trump stia usando i dazi per ottenere qualcosa. Qualcuno l’ha definito bullismo geopolitico: attraverso i dazi Trump vuole far retrocedere i paesi confinanti su alcune questioni.
Come, per esempio, le ondate migratorie dal Messico o l’annessione del Canada come cinquantunesimo stato della Federazione a stelle e strisce.
Che cosa potrebbe succedere all’Italia?
Tornando a noi, gli Stati Uniti sono un partner commerciale fondamentale.
Con 67 miliardi di beni acquistati dall’Italia, nel 2024 gli Stati Uniti sono stati secondi soltanto alla Germania, che dall’Italia ha importato beni per 75 miliardi di euro.
Le aziende italiane che esportano di più verso gli Stati Uniti sono quelle dei macchinari e delle apparecchiature industriali, le aziende farmaceutiche, quelle automobilistiche e ovviamente quelle legate al Made in Italy, cioè alimentari e l’abbigliamento.
Secondo alcuni calcoli, nello scenario peggiore i dazi di Trump potrebbero avere un impatto di 10 miliardi di euro sull’economia italiana. In termini di Prodotto Interno Lordo (PIL) significa lo 0,5% della ricchezza prodotta in un anno in Italia, che è pari all’aumento del PIL che l’Italia ha avuto nel 2024.
Quindi, nella peggiore delle ipotesi, i dazi di Trump potrebbero mangiarsi l’intera crescita italiana del 2024.
Come ci si può difendere?
Nella guerra in corso tra Trump e il resto del mondo, sembra che l’unica risposta possibile siano i contro-dazi.
Si rischia però di finire in una guerra commerciale insensata, in cui, come ha scritto il Wall Street Journal, ci saranno soltanto perdenti.
Fonte:
Video di Recap, La Repubblica, 5 febbraio 2025, I DAZI di TRUMP: cosa sono e quanto rischia l’ITALIA.
Testo integrale:
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